Informazioni

Orari di visita

Lun. Dalle 09.00 alle 14.00
Mar- Dom: dalle 09.00 alle 19.30

Info e Prenotazioni

Lun.-ven. 8.30-19.00
Sab. 08.30-13.00

Tel: +39 0115617776
Fax:+39 011 562 3157
E-mail: info@museitorino.it

Eventi in programma

agosto: 2016
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Il Museo

La collezione

Il Museo Egizio di Torino è, come quello del Cairo, dedicato esclusivamente all’arte e alla cultura dell’Egitto antico. Molti studiosi di fama internazionale, a partire dal decifratore dei geroglifici egizi, Jean-François Champollion, che giunse a Torino nel 1824, si dedicano da allora allo studio delle sue collezioni, confermando così quanto scrisse Champollion: «La strada per Menfi e Tebe passa da Torino».

Il Museo Egizio (propriamente Museo delle Antichità Egizie) è costituito da un insieme di collezioni che si sono sovrapposte nel tempo, alle quali si devono aggiungere i ritrovamenti effettuati a seguito degli scavi condotti in Egitto dalla Missione Archeologica Italiana tra il 1900 e il 1935. In quell’epoca vigeva il criterio secondo cui i reperti archeologici erano ripartiti fra l’Egitto e le missioni archeologiche. Il criterio attuale prevede che i reperti rimangano all’Egitto.
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Biblioteca Silvio Curto

La Biblioteca costituisce un supporto all’attività di ricerca scientifica del Museo Egizio ma la consultazione è aperta a tutti.

Non è previsto alcun tipo di prestito esterno dei volumi, consultabili unicamente in loco.

Fatte salve le leggi vigenti e le esigenze di conservazione, gli utenti possono, inoltre, ottenere riproduzioni dei documenti in formato sia cartaceo sia digitale, secondo tariffe stabilite. E’, infine, a disposizione del pubblico un PC da cui accedere gratuitamente ad alcune risorse elettroniche:

OEB: Online Egyptological Bibliography

JSTOR: raccolta digitale multidisciplinare di riviste accademiche. Tramite questo servizio si ha accesso ai numeri meno recenti ( 3 o 5 anni fa) di periodici relativi all’archeologia, alla storia, all’antropologia alla giurisprudenza, all’arte, alla medicina, all’economia, etc..

JNES – Journal of Near Eastern Studies: pubblicazione del Department of Near Eastern Languages and Civilizations dell’Università di Chicago che tratta di archeologia, arte, religione, storia lingua, letteratura, filosofia dell’Egitto e del Vicino Oriente

Journal of the history of collections: rivista specializzata dell’Oxford University Press dedicata alla storia delle collezioni dal punto di vista dei loro contenuti e della loro formazione, soffermandosi talvolta anche sulla storia di coloro che hanno reso possibile la formazione delle collezioni stesse

Bulletin of the American Schools of Oriental Research (BASOR): rivista specializzata pubblicata dall’ American Schools of Oriental Research (ASOR), raccoglie articoli scritti da studiosi del mondo antico relative all’area geografica compresa tra Israele e l’antica Anatolia e che coprono un lasso cronologico dal Paleolitico al periodo di espansione dell’islam.

Near Eastern Archaeology ( NEA): rivista pubblicata dall’ American Schools of Oriental Research (ASOR) di taglio più divulgativo relative anch’essa alla storia e all’archeologia del Vicino Oriente

American Journal of Archaeology (AJA): pubblicazione del Archaeological Institute of America comprende articoli relativi all’archeologia in generale

Costituita sul nucleo originario di un fondo librario formato presso il Museo a partire dal 1824, anno di nascita, la Biblioteca Museo Egizio, fortemente specializzata in testi di argomento egittologico, ha oggi pochi eguali a livello internazionale ed è divenuta nel corso del tempo un punto di riferimento per gli studiosi di tutto il mondo.

Il patrimonio librario conservato e disponibile per la consultazione comprende:  7400 volumi monografici, 2100volumi di periodici, 171 opuscoli,  182 tesi di laurea, microfilm e il fondo bibliografico della Biblioteca Botti (circa 500 volumi tra monografie e periodici).

 Nuove Acquisizioni:

Gennaio 2016

Febbraio 2016

Marzo 2016

Aprile Maggio 2016

Giugno 2016

La Biblioteca è dotata di un accesso indipendente dal Museo

Orario: Dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 17:00 

La Biblioteca si avvale anche del supporto dell’Associazione Amici e Collaboratori del Museo Egizio, fondata da Silvio Curto nel 1974.

Il Restauro

Il restauro dei reperti è sponsorizzato da Gli Scarabei, Associazione dei Soci Sostenitori del Museo Egizio di Torino. In meno di tre anni di attività Gli Scarabei hanno sponsorizzato importanti interventi di restauro per un importo di 80.000 euro focalizzati in particolare sulla Tomba di Kha, uno dei capolavori del Museo Egizio, e consistenti in operazioni delicatissime come la rimozione di vecchi interventi, il consolidamento e la stabilizzazione dei tessuti e la pulizia dei reperti.

L’attività degli Scarabei si estende a numerosi altri tesori a rischio come la preziosa maschera di cui si mostrano alcuni scatti prima e dopo l’intervento di restauro.

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La Storia
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Il primo oggetto giunto a Torino è la Mensa Isiaca, una tavola d’altare in stile egizittizzante, realizzata probabilmente a Roma nel I secolo d.C. per un tempio di Iside e acquistata da Carlo Emanuele I di Savoia nel 1630. Nel 1724 Vittorio Amedeo II di Savoia fonda il Museo della Regia Università di Torino, presso il palazzo dell’Università in Via Po, cui dona una piccola collezione di antichità provenienti dal Piemonte. Nel 1757, Carlo Emanuele III di Savoia, per arricchire il Museo dell’Università, incarica Vitaliano Donati, professore di botanica, di compiere un viaggio in Oriente e di acquistare in Egitto oggetti antichi, mummie e manoscritti che potessero illustrare il significato della tavola stessa. Gli oggetti raccolti dal Donati, tra cui tre grandi statue, giungono a Torino nel 1759 e sono esposti nel Museo della Regia Università, dove dal 1755 è collocata anche la Mensa Isiaca.

 

 

Il Regio Museo delle Antichità Egizie è formalmente fondato nel 1824, con l’acquisizione da parte di Carlo Felice di Savoia di un’ampia collezione di opere riunita in Egitto da Bernardino Drovetti. Questi, di origini piemontesi, aveva seguito Napoleone Bonaparte durante alcune delle sue campagne militari e per i suoi meriti l’Imperatore lo aveva nominato Console di Francia in Egitto. Drovetti, grazie alla sua amicizia con il viceré d’Egitto, Mohamed Alì, riuscì a trasportare in Europa gli oggetti raccolti. La collezione venduta dal Drovetti al sovrano Carlo Felice è costituita da 5.268 oggetti (100 statue, 170 papiri, stele, sarcofagi, mummie, bronzi, amuleti e oggetti della vita quotidiana). Giunta a Torino, è depositata presso il palazzo dell’Accademia delle Scienze (dove si trova tuttora) progettato nel XVII secolo dall’architetto Guarino Guarini come scuola gesuita.

 

Mentre la Collezione Drovetti è disimballata, Champollion arriva a Torino e nell’arco di qualche mese di febbrile attività ne produce un catalogo, nonostante i disaccordi circa la conservazione dei reperti con il primo direttore, Giulio Cordero di San Quintino. Nel 1832, le collezioni raccolte presso il Museo dell’Università sono trasferite nel palazzo dell’Accademia delle Scienze. Alla guida del Museo si succedono Francesco Barucchi e Pier Camillo Orcurti. Dal 1871 al 1893 il direttore è Ariodante Fabretti che, coadiuvato da Francesco Rossi e Ridolfo Vittorio Lanzone, elabora il catalogo delle opere allora conservate. Nel 1894 la guida del Museo passa a Ernesto Schiaparelli che organizza scavi in numerosi siti egiziani, tra cui Eliopoli, Giza, la Valle delle Regine a Tebe, Qau el-Kebir, Asiut, Hammamija, Ermopoli, Deir el-Medina e Gebelein, dove le missioni sono proseguite dal suo successore, Giulio Farina.

 

L’ultima acquisizione importante del Museo è il tempietto di Ellesija, donato all’Italia dalla Repubblica Araba d’Egitto nel 1970, per il significativo supporto tecnico e scientifico fornito durante la campagna di salvataggio dei monumenti nubiani, minacciati dalla costruzione della grande diga di Assuan.

 

Nelle sale del Museo delle Antichità Egizie sono oggi esposti circa 3.300 oggetti. Più di 26.000 reperti sono depositati nei magazzini, in alcuni casi per necessità conservative, in altri perché rivestono un interesse unicamente scientifico (vasellame, statue frammentarie, ceste, stele, papiri) e sono oggetto di studi i cui esiti sono regolarmente pubblicati.