Un ritratto postumo del re Amenofi I

Un ritratto postumo del re Amenofi I

Nuovo Regno, XIX dinastia (1292-1186 a.C.)

Ritratto di Amenofi primo

 

Calcare, dipinto
Nuovo Regno, XIX dinastia (1292-1186 a.C.)
Provenienza: Deir el-Medina, in seguito Collezione Drovetti, 1824
N. Inv. C. 1372
Il re Amenofi I (1545-1525) non fu un faraone noto per le conquiste o per un lungo regno. Pare abbia soltanto consolidato le imprese del padre, ma è ricordato in modo particolare come patrocinatore delle arti. Finanziò un gran numero di progetti architettonici minori, tra cui la notevole cappella in alabastro di Karnak, che reca la dedica ad «Amon con Monumenti Duraturi». Furono senza dubbio questi atti a renderlo in seguito una figura popolare, nel periodo ramesside (XII secolo ca.), quando fiorì il villaggio di Deir el-Medina e i progetti regali erano molti. Questa figura in calcare dipinto di bianco intendeva probabilmente imitare l’alabastro egizio e rifarsi alla cappella del re in alabastro. Si tratta di un ritratto del re eseguito in un’epoca posteriore. Agli occhi dei non esperti, molta dell’arte egiziana può apparire simile, ma una volta che si isolano i dettagli anche i non addetti ai lavori sono in grado di comprendere perché nel caso di questa scultura debba trattarsi di un ritratto postumo. Il re ha un viso tondeggiante con le guance piene, un naso lungo e una bocca piccola ma con labbra grandi, non dissimile da quella di re Ramesse II. Gli occhi, enormi, con le sopraciglia, sono incisi in orbite un po’ incavate, una fattezza introdotta nel periodo amarniano, così come pure i lobi delle orecchie perforati. L’evidenza stilistica è avvalorata dall’iscrizione. L’epiteto di «Signore della Corona» indicato sul cartiglio era comune nel periodo ramesside e non all’inizio della XVIII dinastia. Il re Amenofi I era venerato dagli abitanti di Deir el-Medina come oracolo, e la sua statua veniva portata in processione. I suoi movimenti venivano poi interpretati dai sacerdoti su richiesta dei supplicanti.