Gruppo scultoreo di faraone con il dio Amon

Gruppo scultoreo di faraone con il dio Amon

Nuovo Regno, XVIII dinastia, probabilmente regno di Tutankhamon, (1333-1323 a.C.)

Gruppo scultoreo di faraone con il dio Amon

 

Calcare
Nuovo Regno, XVIII dinastia, probabilmente regno di Tutankhamon, (1333-1323 a.C.)
Provenienza: probabilmente Tebe, in seguito Collezione Drovetti, 1824
N. Inv. C. 768
Per i monarchi che vennero dopo, l’eresia di Amarna rappresentò un problema. Si rese loro necessario manifestare la propria rinnovata devozione alle divinità tradizionali e specialmente al dio della capitale Tebe, Amon. Questa scultura in compatto calcare bianco dimostra appunto senza mezzi termini la sottomissione del re al dio. La posizione del re alla sinistra del dio ne sottolinea la subordinazione, come pure le dimensioni minori, la mancanza di altra acconciatura se non il copricapo nemes e il fatto che sia in posa eretta mentre il dio è seduto. Come una moglie in una scultura di coppia, il re mostra il suo amore abbracciando il dio, gesto che non viene ricambiato. Piuttosto, la mano sinistra del dio è occupata a reggere il simbolo della vita ankh. Malgrado il contenuto conservatore della scultura, lo stile è profondamente debitore al naturalismo di Amarna. Così gli occhi della figura sono rappresentati in orbite incavate con le palpebre socchiuse, a differenza dei volti pre-amarniani, le cui fattezze erano graficamente applicate a un piano frontale piatto e sottolineate con tratti fortemente artificiali che terminavano nelle linee del trucco. La vita del re è alta, l’addome prominente e, per enfatizzare ulteriormente questa caratteristica la cintola, del suo gonnellino è abbassata sul davanti. Indossa un abito trasparente, aderente e finemente pieghettato, che fa risaltare la grossezza delle cosce, mentre il corpo del dio è raffigurato secondo il tradizionale ideale pre-amarniano. In effetti, le fattezze amarniane del re sono così convincenti da suggerire che questa scultura possa essere un prodotto dell’immediato successore di Akhenaten, il re Tutankhamon. Il fatto che l’iscrizione riporti il nome del successivo re Horemheb è generalmente spiegato come un’usurpazione, fenomeno comune in ambito regale.