La dea Hathor

La dea Hathor

Nuovo Regno, XVIII dinastia, regno di Amenofi III (1388-1351 a.C.)

Statua della dea Hathor

 

Basalto
Nuovo Regno, XVIII dinastia, regno di Amenofi III (1388-1351 a.C.)
Provenienza: in origine Coptos, in seguito Collezione Donati
N. Inv. C. 694
Hathor era una dea madre, associata alla vacca celeste, motivo per cui la sua acconciatura include le corna bovine e il disco solare. Si riteneva che Hathor, i cui nome significa letteralmente «Palazzo di Horus», fosse stata la nutrice del dio Horus, incarnato dal sovrano che regna sull’ Egitto. Iside, madre di Horus, venne in seguito assimilata a Hathor, tanto che a volte è difficile distinguerle. Hathor era anche la patrona della gioia, della danza, della musica e dell’amore. Questa statua era una delle tante (ora in diversi musei) commissionate da re Amenofi III per celebrare il suo giubileo (la festa sed) a Coptos. Benché le sculture egizie possano apparire tutte uguali all’osservatore occasionale, in questo caso le fattezze di Hathor sono tipiche dello stile di Amenofi III, padre del re eretico Akhenaton che, durante il suo regno, limitò il numero delle divinità tradizionali (periodo amarniano). Il volto della dea, a forma di lacrima, è nello stile di Amenofi III, e specialmente di quello di sua moglie, la regina Teye. Il disegno delle ampie sopraciglia nastriformi, l’incavo interno degli angoli degli occhi a mandorla anch’essi orlati, le labbra carnose sotto e il solco sotto il setto nasale ben disegnato sono caratteristiche tipiche di questo regno. Allo stesso modo lo sono pure gli ampi lobi delle orecchie, che in alcune sculture venivano eseguiti come se fossero forati, una caratteristica che nel corso del successivo regno “eretico” sarebbe divenuta usuale per le immagini di entrambi i sessi. Inaspettatamente la dea regge uno scettro del potere uas (normalmente proprio delle divinità maschili), anziché il più consueto scettro floreale uadj, riservato alle dee.