La dea Sekhmet

La dea Sekhmet

Nuovo Regno, XVIII dinastia, regno di Amenofi III (1388-1351 a.C.)

Statua della dea Sekhmet

 

Diorite
Nuovo Regno, XVIII dinastia, regno di Amenofi III (1388-1351 a.C.)
Provenienza: in origine Tebe, forse riutilizzata nell’antichità, nel tempio di Mut a Karnak, in seguito Collezione Drovetti
N. Inv. C. 260
Sekhmet era la dea vendicativa a testa di leone, che portava come proprio attributo il disco del sole. Quando sconfiggeva i nemici stranieri, il faraone regnante era paragonato alla combattiva Sekhmet dal soffio infuocato. Il collegamento con il fuoco della dea era dato dalla sua associazione con il cobra uraeo presente sulla fronte del re, che corrispondeva all’occhio del dio del sole Ra, avversario dei nemici del sole. Quando la città di Tebe crebbe in potenza, i sacerdoti egizi decisero che a Mut, consorte del dio supremo Amon, dovesse essere dato maggior rilievo e venne quindi assimilata alla potente e popolare Sekhmet. Questa nuova versione della dea risulta in circa quattrocento statue del tempio di Karnak, di cui duecento in posa seduta, che recano le iscritti diversi epiteti, e che probabilmente provenivano dal tempio di Mut di Karnak. Queste ultime si pensa siano state trasferite al tempio di Mut, per un secondo utilizzo, dalla loro originaria posizione nel tempio funerario di Amenofi III situato sulla riva occidentale del Nilo. In totale dovevano esistere circa settecento di queste sculture monumentali (ognuna del peso di più di 1.400 kg) diffuse nell’intero Egitto. Gli studiosi sono divisi sulla questione della data di realizzazione di tutte queste statue, anche se concordano sul fatto che le figure con la rosetta scolpita sul petto sono databili al regno di Amenofi III. Il Museo Egizio possiede ben dieci figure sedute di Sekhmet (con una gamma di iscrizioni di nomi di re, da Amenofi III a Ramesse IV a Sheshonq) e undici versioni della dea in posa stante senza iscrizioni.