Il dio Ptah

Il dio Ptah

Nuovo Regno, XVIII dinastia, regno di Amenofi III (1388-1351 a.C.)

Statua del dio Ptah

 

Diorite
Nuovo Regno, XVIII dinastia, regno di Amenofi III (1388-1351 a.C.)
Provenienza: in origine Tebe, in seguito Collezione Drovetti, 1824
N. Inv. C. 86
Divinità della creazione e patrono degli artigiani, Ptah era rappresentato avvolto in un sudario da mummia con una calotta aderente e la barba liscia di artigiani e fabbri. Si credeva che la creazione avvenisse attraverso la parola di Ptah, il cui centro di culto era la città di Menfi. Ptah e la sua consorte Sekhmet erano i genitori di Nefertum, il dio dei profumi. Anche associato a Sokar e a Osiride, divinità della vita ultraterrena, Ptah venne in seguito considerato il padre del toro Apis, che conduceva i morti e del leggendario architetto Imhotep, che progettò la piramide di Djoser. Stilisticamente, il volto si può paragonare con quello della dea Hathor, anch’esso databile al re Amenofi III. Il dio regge i suoi due attributi distintivi: lo scettro del potere uas e la colonna djed, derivata dalla spina dorsale del dio Osiride e la cui parola significa durare, ma simbolizza anche i sostegni del cielo. L’iscrizione afferma che Amenofi III venera il dio Ptah «prescelto da Ra, signore della giustizia e dei giubilei che risiede nella Sala degli Annali».