Mummia da una tomba inviolata

Mummia da una tomba inviolata

Antico Regno, V dinastia (2400 a.C. ca.)

Mummia da una tomba inviolata

 

Resti umani avvolti in teli di lino
Antico Regno, V dinastia (2400 a.C. ca.)
Provenienza: Gebelein, scavi Schiaparelli, 1911
N. Inv. S. 13966
Si può immaginare l’eccitazione del direttore del museo, il giorno che lui e la sua squadra scoprirono l’entrata intatta, non saccheggiata, di una tomba di Gebelein. La tomba scavata nella roccia era costituita da tre camere, delle quali soltanto due alloggiavano dei sarcofagi. Questa mummia era collocata all’interno di un sarcofago di pietra nella camera più grande, insieme ad altri due sarcofagi. Le assi usate per sollevare e trasportare uno dei sarcofagi erano state lasciate nei pressi insieme alle funi. La tomba era corredata di forme di pane, due barche di legno, più di trenta recipienti e piatti d’argilla e un vaso chiuso da coperchio, cofanetti di legno pieni di tessuti, bende, poggiatesta in legno e in alabastro, sandali, un piatto d’alabastro con piede e due anfore con un becco poste in un catino. Oggetti della vita quotidiana, tra cui anche un lussuoso piatto d’alabastro, offerte di cibo e abiti, tutte cose necessarie per intraprendere il viaggio verso l’Aldilà, associate a ognuna delle tre sepolture. Il defunto privo di nome (un uomo maturo alto 158 cm) nel sarcofago di pietra era mummificato, ma con braccia e gambe fasciati separatamente. Quello della mummificazione era un processo lungo (durava circa settanta giorni) evolutosi nel corso del tempo. In sostanza, il corpo veniva lavato numerose volte, gli organi interni rimossi e trattati separatamente (il cervello era probabilmente scartato del tutto), poi si procedeva alla disidratazione del corpo riempiendolo di sali di natron e lavandolo poi nuovamente, quindi il cranio e le cavità dell’addome e del torace erano riempite con sacchetti di natron, oppure le viscere trattate potevano venire reinserite nelle rispettive cavità. Le incisioni erano poi cucite (o ricoperte di cera), il corpo ancora una volta lavato, asciugato con pezze di lino e massaggiato con unguenti affinché rimanesse flessibile. Seguiva il bendaggio della mummia, spesso con centinaia di metri di lino, e alcuni degli strati venivano fissati versandovi sopra della cera disciolta. Fra gli strati, in posizioni cruciali, erano anche collocati degli amuleti. A volte nell’Antico Regno, sul volto delle mummie fasciate veniva spalmato del gesso, ma in questo caso i dettagli sono dipinti direttamente sui bendaggi del viso.