La Principessa Redit

La Principessa Redit

Antico Regno, III dinastia (2680-2500 a.C.)

La Principessa Redit

 

Basalto
Antico Regno, III dinastia (2680-2500 a.C.)
Provenienza: forse Saqqara, in seguito Collezione Drovetti, 1824
N. Inv. C. 3065
Una pietra dura come il basalto può essere lavorata soltanto con l’impiego di pietre della stessa durezza, in grado di tagliarla e abraderla. La lucidatura veniva probabilmente eseguita sfregando sulla superficie un panno di lino bagnato in precedenza immerso nella sabbia di quarzo. Le grandi dimensioni di questa figura (83 cm), la scelta di un materiale duro come questo (anzichè di una pietra morbida come il calcare) e il fatto che rappresenti una donna fanno di questa statua una delle più importanti sculture arcaiche del mondo. La signora seduta, il cui nome è inciso sulla base in rilievo sollevato, è Redit, figlia di un re, e indossa una pesante parrucca di capelli lunghi intrecciati che ricade in tre falde sulle spalle e sulla schiena. E’ una figura compatta, con il collo corto, il corpo massiccio, ma le braccia sottili, tanto da apparire a stento liberata dal blocco di pietra originale. Il viso di Redit mostra rudimenti di dettagli nel contorno degli occhi, che più tardi si sarebbero sviluppati in margini scolpiti con lunghe linee cosmetiche. Qui il dettaglio è riservato alla grande parrucca, che può essere servita allo scultore come espediente per evitare la rottura (in seguito avrebbe svolto questa funzione un pilastro posteriore). La scultura intendeva essere un ritratto fisico della defunta, che lo spirito ka avrebbe potuto abitare. Questa statua proveniva da una tomba, probabilmente non quella della defunta, ma quella dell’uomo dal quale lei dipendeva nella vita terrena e ultraterrena. Sarebbero trascorsi ancora mille anni prima che nei templi venissero dedicate sculture a soggetti, uomini e donne, privati.