Una stele per Djehutinefer e la moglie Benbu

Una stele per Djehutinefer e la moglie Benbu

Nuovo Regno, XVIII dinastia, regno di Amenofi III (1388-1351 a.C.)

Stele egizia incisa con geroglifici

 

Calcare, dipinta
Nuovo Regno, inizio XVIII dinastia (1540-1479 a.C.)
Provenienza: Tebe, Dra Abu el-Naga, in seguito Collezione Drovetti, 1824
N. Inv. C. 1638
Questa stele con la sommità arrotondata era un monumento funerario per Djehutinefer (il cui soprannome è Seshu) e la moglie Benbu. I due sono raffigurati in rilievo appena emergente, seduti su belle sedie con il piede a zampa di leone, mentre la loro bambina è in posa eretta al loro fianco davanti a una tavola per le offerte ricchissima di vivande (ben visibile un’anatra sopra le forme di pane). Anche in rilievo emergente sono gli occhi protettivi udjat, che simboleggiano l’occhio risanato del dio falco Horus e il segno shen (tutto ciò che il sole circonda) e la coppa (per il verbo «unire») posti sulla sommità della lunetta. La coppia è abbigliata con eleganza, l’uomo con un’intricata parrucca casco scalato con indosso una fine tunica bianca trasparente sotto un più pesante gonnellino bianco. Djehutinefer regge inoltre uno scettro del potere. Anche Bembu, mentre abbraccia affettuosamente il marito, indossa una tunica bianca che le scopre il petto. Per tenere a posto la lunga parrucca, porta un diadema a bocciolo di loto (simbolo di rinascita). Poiché le sue braccia sono impegnate, la giovane figlia Neferty (riprodotta in scala minore con il ricciolo laterale dei bambini) solleva il consueto bocciolo di loto al naso della madre. La scena si svolge incorniciata in una «finestra». I testi raffigurati sopra e sotto sono eseguiti in un meno laborioso rilievo abbassato. Elenchi di offerte sono scolpiti in uno sazio sollevato sopra la tavola d’oblazione. I due testi principali compongono una preghiera in lode a Harakhti e Osiride, affinché lo spirito ba dei defunti possa entrare in paradiso e il loro corpo nella vita ultraterrena.