Conferenze
La voce della materia. Scienza, etica e paesaggi dimenticati negli oggetti archeologici
info@museitorino.it
011 44 06 903
Dal lunedì al sabato dalle ore 9:00 alle 18:00
Nell'ambito del 45esimo International Symposium of Archeometry (ISA 2026), il più importante appuntamento internazionale del settore, quest'anno a Torino dal 18 al 22 maggio, vi aspettiamo in Sala conferenze sabato 11 aprile 2026 alle 10.00 per un incontro organizzato dal Museo Egizio.
Ricercatori provenienti da chimica, geologia, botanica e antropologia fisica mostreranno come le analisi scientifiche permettano di interrogare la materia e aprire nuove prospettive sulla storia delle tecnologie, degli ambienti e delle società del passato. La scienza applicata ai beni culturali diventa così anche uno spazio di riflessione critica, in cui discipline diverse si incontrano per comprendere meglio non solo il nostro passato ma anche la complessità del nostro tempo.
Intervengono: Alan Crivellaro, Alessandro Borghi, Alice Paladin, Marco Nicola. Modera Enrico Ferraris.
L' ingresso all'evento avviene da Via Maria Vittoria 3m ed è libero con prenotazione obbligatoria. Clicca QUI per prenotare il tuo posto.
Disponibile anche in streaming sul nostro canale YouTube.
Programma dettagliato dell'evento:
Le rocce dell’Antico Egitto: studio e valorizzazione
Alessandro Borghi, Dipartimento Scienze della Terra – Università di Torino.
Tra i materiali lapidei utilizzati nelle varie epoche storiche dall’uomo, quelli egiziani rivestono importanza primaria, sia per l’impiego che ne fecero gli antichi Egizi in opere di architettura e scultura, sia per il successivo utilizzo da parte dei Romani.
Nell’Antico Egitto sorsero le basi della coltivazione razionale della pietra e della sua lavorazione, con lo sviluppo di un notevole bagaglio di conoscenze pratiche su rocce sia “dure”, sia “tenere”. Le pietre egiziane posseggono quindi una lunga e articolata storia, a partire da quella geologica relativa alla loro formazione, a quella del loro utilizzo come pietra ornamentale, fino alla loro riscoperta e valorizzazione.
Litotipi di diversa storia geologica e di diversa composizione chimico-mineralogica rappresentano pertanto un patrimonio scientifico, artistico e culturale unico. La loro caratterizzazione minero-petrografica costituisce un passaggio fondamentale nella valorizzazione di materiali così pregiati dal punto di vista storico, rivolta non solo agli addetti ai lavori, ma anche ad un pubblico più ampio. Lo studio petrografico dei reperti lapidei conservati presso il Museo Egizio di Torino permette di definire con più precisione la loro natura litologica, con il riconoscimento di diverse rocce magmatiche intrusive, sedimentarie e metamorfiche, e la loro provenienza geografica.
La voce del legno: leggere il tempo nella materia
Alan Crivellaro – Dipartimento Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari DISAFA, Università di Torino
Il legno è uno dei materiali più presenti nella storia umana, ma anche uno dei più ricchi di informazioni biologiche e ambientali. Questo intervento propone un viaggio attraverso alcune svolte scientifiche che hanno cambiato il nostro modo di leggere il legno: dalla conquista della terraferma da parte delle piante, che ha reso possibile la formazione del legno, all’invenzione del microscopio, fino allo sviluppo della dendrocronologia, che ha trasformato gli anelli di accrescimento in una vera cronologia naturale.
Oggi il legno è studiato come un archivio della materia e del tempo. Attraverso l’anatomia del legno e gli anelli di crescita è possibile collegare specie, provenienza e modalità di approvvigionamento dei materiali, ricostruendo relazioni con clima, eventi naturali e reti di scambio del passato. In questo modo, il legno diventa una vera “voce della materia”, capace di raccontare storie che attraversano natura, ambiente e cultura.
Resti umani: archivi biologici tra passato e presente
Alice Paladin, Istituto per lo studio delle mummie, Eurac Research, Bolzano, Italia.
I resti umani, scheletrici o mummificati, continuano ad affascinare e incuriosire visitatori di ogni età: ma che cosa raccontano delle storie di vita del passato? Questo contributo guida il pubblico alla scoperta del significato di “resto umano” e della bioarcheologia, poiché i resti umani non sono solo testimonianze materiali, ma veri e propri archivi biologici, capaci di conservare e restituire informazioni sulla salute, sulle condizioni di vita e sulle pratiche funerarie delle popolazioni del passato. Attraverso un approccio interdisciplinare, è possibile ricostruire storie individuali, ma anche collettive. Lo studio del passato diventa così un ulteriore strumento per comprendere il presente: le risposte biologiche alle malattie, ad esempio, offrono spunti utili per affrontare in modo più efficace le sfide di oggi. La bioarcheologia si presenta quindi come un ponte tra scienza, storia e società.
Blu egizio: materiale antico per tecnologie future
Marco Nicola, Dipartimento di Chimica, Università degli Studi di Torino
Il blu egizio, sviluppato oltre 5000 anni fa, è il primo pigmento sintetico della storia e uno dei materiali più affascinanti dell'antico Egitto. Questo intervento esplora le caratteristiche del pigmento, la cui brillante colorazione è dovuta al composto cristallino cuprorivaite, che ha sorprendenti e singolari proprietà ottiche anche per la tecnologia moderna. Verrà inoltre presa in considerazione la sua diffusione nel mondo antico come sostituto artificiale del prezioso lapislazzuli importato dall'Afghanistan. Verranno presentati i principali ritrovamenti archeologici degli ultimi anni, le tecniche produttive descritte da autori classici come Vitruvio e Plinio, e l'utilizzo del pigmento non solo in pittura ma anche nella formazione di piccoli oggetti e amuleti.
Particolare attenzione sarà dedicata alla straordinaria stabilità del blu egizio e alla sua recente riscoperta in ambito scientifico per le proprietà di luminescenza nel vicino infrarosso e gli effetti antibatterici, che ne fanno oggi un materiale di interesse per applicazioni tecnologiche all'avanguardia. Il contributo presenterà inoltre i risultati delle recenti indagini condotte in collaborazione con il Museo Egizio di Torino, che hanno permesso di analizzare reperti delle sue collezioni – tra cui scarabei e reti da mummia – rivelando nuove informazioni sulla produzione, l'uso e il significato di questo straordinario pigmento nella civiltà faraonica.
L'evento fa parte del ciclo di incontri aperti al pubblico in avvicinamento ad ISA 2026: "Archeometria. La scienza che racconta il passato", proposto dall'Università di Torino, l'AIAr Associazione Italiana di Archeometria, il Centro Conservazione Restauro "La Venaria Reale", il Museo Egizio, l'INFN Istituto Italiano di Fisica Nucleare e i Musei Reali.
Ricercatori provenienti da chimica, geologia, botanica e antropologia fisica mostreranno come le analisi scientifiche permettano di interrogare la materia e aprire nuove prospettive sulla storia delle tecnologie, degli ambienti e delle società del passato. La scienza applicata ai beni culturali diventa così anche uno spazio di riflessione critica, in cui discipline diverse si incontrano per comprendere meglio non solo il nostro passato ma anche la complessità del nostro tempo.
Intervengono: Alan Crivellaro, Alessandro Borghi, Alice Paladin, Marco Nicola. Modera Enrico Ferraris.
L' ingresso all'evento avviene da Via Maria Vittoria 3m ed è libero con prenotazione obbligatoria. Clicca QUI per prenotare il tuo posto.
Disponibile anche in streaming sul nostro canale YouTube.
Programma dettagliato dell'evento:
Le rocce dell’Antico Egitto: studio e valorizzazione
Alessandro Borghi, Dipartimento Scienze della Terra – Università di Torino.
Tra i materiali lapidei utilizzati nelle varie epoche storiche dall’uomo, quelli egiziani rivestono importanza primaria, sia per l’impiego che ne fecero gli antichi Egizi in opere di architettura e scultura, sia per il successivo utilizzo da parte dei Romani.
Nell’Antico Egitto sorsero le basi della coltivazione razionale della pietra e della sua lavorazione, con lo sviluppo di un notevole bagaglio di conoscenze pratiche su rocce sia “dure”, sia “tenere”. Le pietre egiziane posseggono quindi una lunga e articolata storia, a partire da quella geologica relativa alla loro formazione, a quella del loro utilizzo come pietra ornamentale, fino alla loro riscoperta e valorizzazione.
Litotipi di diversa storia geologica e di diversa composizione chimico-mineralogica rappresentano pertanto un patrimonio scientifico, artistico e culturale unico. La loro caratterizzazione minero-petrografica costituisce un passaggio fondamentale nella valorizzazione di materiali così pregiati dal punto di vista storico, rivolta non solo agli addetti ai lavori, ma anche ad un pubblico più ampio. Lo studio petrografico dei reperti lapidei conservati presso il Museo Egizio di Torino permette di definire con più precisione la loro natura litologica, con il riconoscimento di diverse rocce magmatiche intrusive, sedimentarie e metamorfiche, e la loro provenienza geografica.
La voce del legno: leggere il tempo nella materia
Alan Crivellaro – Dipartimento Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari DISAFA, Università di Torino
Il legno è uno dei materiali più presenti nella storia umana, ma anche uno dei più ricchi di informazioni biologiche e ambientali. Questo intervento propone un viaggio attraverso alcune svolte scientifiche che hanno cambiato il nostro modo di leggere il legno: dalla conquista della terraferma da parte delle piante, che ha reso possibile la formazione del legno, all’invenzione del microscopio, fino allo sviluppo della dendrocronologia, che ha trasformato gli anelli di accrescimento in una vera cronologia naturale.
Oggi il legno è studiato come un archivio della materia e del tempo. Attraverso l’anatomia del legno e gli anelli di crescita è possibile collegare specie, provenienza e modalità di approvvigionamento dei materiali, ricostruendo relazioni con clima, eventi naturali e reti di scambio del passato. In questo modo, il legno diventa una vera “voce della materia”, capace di raccontare storie che attraversano natura, ambiente e cultura.
Resti umani: archivi biologici tra passato e presente
Alice Paladin, Istituto per lo studio delle mummie, Eurac Research, Bolzano, Italia.
I resti umani, scheletrici o mummificati, continuano ad affascinare e incuriosire visitatori di ogni età: ma che cosa raccontano delle storie di vita del passato? Questo contributo guida il pubblico alla scoperta del significato di “resto umano” e della bioarcheologia, poiché i resti umani non sono solo testimonianze materiali, ma veri e propri archivi biologici, capaci di conservare e restituire informazioni sulla salute, sulle condizioni di vita e sulle pratiche funerarie delle popolazioni del passato. Attraverso un approccio interdisciplinare, è possibile ricostruire storie individuali, ma anche collettive. Lo studio del passato diventa così un ulteriore strumento per comprendere il presente: le risposte biologiche alle malattie, ad esempio, offrono spunti utili per affrontare in modo più efficace le sfide di oggi. La bioarcheologia si presenta quindi come un ponte tra scienza, storia e società.
Blu egizio: materiale antico per tecnologie future
Marco Nicola, Dipartimento di Chimica, Università degli Studi di Torino
Il blu egizio, sviluppato oltre 5000 anni fa, è il primo pigmento sintetico della storia e uno dei materiali più affascinanti dell'antico Egitto. Questo intervento esplora le caratteristiche del pigmento, la cui brillante colorazione è dovuta al composto cristallino cuprorivaite, che ha sorprendenti e singolari proprietà ottiche anche per la tecnologia moderna. Verrà inoltre presa in considerazione la sua diffusione nel mondo antico come sostituto artificiale del prezioso lapislazzuli importato dall'Afghanistan. Verranno presentati i principali ritrovamenti archeologici degli ultimi anni, le tecniche produttive descritte da autori classici come Vitruvio e Plinio, e l'utilizzo del pigmento non solo in pittura ma anche nella formazione di piccoli oggetti e amuleti.
Particolare attenzione sarà dedicata alla straordinaria stabilità del blu egizio e alla sua recente riscoperta in ambito scientifico per le proprietà di luminescenza nel vicino infrarosso e gli effetti antibatterici, che ne fanno oggi un materiale di interesse per applicazioni tecnologiche all'avanguardia. Il contributo presenterà inoltre i risultati delle recenti indagini condotte in collaborazione con il Museo Egizio di Torino, che hanno permesso di analizzare reperti delle sue collezioni – tra cui scarabei e reti da mummia – rivelando nuove informazioni sulla produzione, l'uso e il significato di questo straordinario pigmento nella civiltà faraonica.
L'evento fa parte del ciclo di incontri aperti al pubblico in avvicinamento ad ISA 2026: "Archeometria. La scienza che racconta il passato", proposto dall'Università di Torino, l'AIAr Associazione Italiana di Archeometria, il Centro Conservazione Restauro "La Venaria Reale", il Museo Egizio, l'INFN Istituto Italiano di Fisica Nucleare e i Musei Reali.
info@museitorino.it
011 44 06 903
Dal lunedì al sabato dalle ore 9:00 alle 18:00