Attività di ricerca
Il diario di scavo da Coptos 2026
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Dal lunedì al sabato dalle ore 9:00 alle 18:00
Cosa succede quando un tempio diventa una casa?

Fig.0. Il team ritornato sul sito.
Quest’inverno, la nostra missione archeologica è tornata a Qeft (l’antica Coptos), nell’Alto Egitto — e ciò che abbiamo scoperto racconta una storia affascinante di trasformazioni attraverso i secoli. In questo diario di scavo vi porteremo tra le ultime scoperte e le attività sul campo: se siete curiosi, non vi resta che continuare a leggere!

Fig.1. Vista generale dell’area di scavo: il mammisi al centro delle indagini.
Tra febbraio e marzo 2026, il nostro team internazionale ha lavorato su uno dei monumenti più interessanti del sito: un mammisi, ovvero una “casa della nascita” costruita in epoca tolemaica (circa tra il 332 e il 30 a.C.). Questi edifici, strettamente legati ai complessi templari, celebravano la nascita divina degli dèi. Ma la storia di questo mammisi non si ferma qui.
Un tempio… trasformato in abitazione
Secoli dopo la sua costruzione, durante il periodo bizantino (VI–VII secolo d.C.), il monumento non era più uno spazio sacro. Fu invece rioccupato e trasformato con cura in una vera e propria abitazione.

Fig.2. Muri in mattoni crudi costruiti direttamente sul pavimento in pietra del tempio.
Abbiamo individuato muri in mattoni crudi costruiti direttamente sul pavimento in pietra del tempio, che suddividevano lo spazio in più ambienti. Alcuni erano dotati di pavimenti in tegole, altri probabilmente utilizzati come spazi di lavoro. Il complesso non era più destinato ai rituali religiosi, ma era ormai entrato nella sfera della vita quotidiana.

Fig.3. Organizzazione degli ambienti: spazi domestici con pavimento di mattoni cotti.
Ancora più interessante è che questa trasformazione non è avvenuta una sola volta. Abbiamo individuato due fasi distinte di rioccupazione, a dimostrazione che l’edificio continuò ad evolversi e ad adattarsi nel tempo.
Il passato “riutilizzato”
A un certo punto, parti della struttura originaria furono smantellate: i blocchi del tempio vennero riutilizzati, spostati o accumulati all’interno dell’edificio stesso. Tra questi frammenti abbiamo ritrovato elementi decorati, iscrizioni e blocchi architettonici — come se fossero i pezzi sparsi di un grande puzzle.


Fig.4. Frammenti architettonici decorati rinvenuti nello scavo.
Tra le scoperte più significative segnaliamo un frammento con un’iscrizione geroglifica e la base di una colonna riutilizzata, recante un’iscrizione in demotico - una forma di scrittura e lingua dell’antico Egitto usata principalmente a partire dal VII secolo a.C. fino al V secolo d.C. Questi reperti sono testimonianze preziose di come epoche diverse si sovrappongano nello stesso luogo!
Non possiamo ancora mostrarvi le foto dei frammenti, perché devono essere pubblicate ufficialmente, ma presto potrete ammirarle in uno dei nostri articoli.
Indizi della vita quotidiana
Lo scavo ha restituito anche numerosi oggetti d’uso comune: monete, una piccola chiave in bronzo, una macina, e anche una lucerna in ceramica. Sono tutte testimonianze concrete delle persone che abitavano e animavano questo spazio, tracce della loro vita quotidiana.

Fig.5. Oggetti della vita quotidiana: lucerna decorata in ceramica.
La ceramica racconta un’altra parte della storia. La maggior parte dei reperti risale all’epoca tardo-romana ed è di produzione locale, suggerendo una comunità in gran parte autosufficiente. Allo stesso tempo, la presenza di scarti di fornace indica l’esistenza di attività artigianali, probabilmente legate a officine ceramiche situate nelle vicinanze.

Fig.6. Frammenti ceramici e scarti di fornace.
Ricostruire un paesaggio perduto
Oltre allo scavo, la missione ha dedicato tempo anche alla conservazione e alla valorizzazione del sito. Nel colonnato settentrionale del complesso templare, ad esempio, abbiamo iniziato a rimettere in piedi alcuni pilastri crollati, usando tecniche tradizionali per sollevare e riposizionare i blocchi antichi. È stato emozionante vedere i pezzi del passato ritrovare il loro posto!

Fig.7. Fasi di anastilosi dei pilastri della colonnata.
Questi interventi sono fondamentali non solo per preservare il sito, ma anche per aiutare a restituire la forma originaria del monumento.

Fig.8. Colonnato in corso di ricomposizione.
Un puzzle attraverso i millenni
Ciò che colpisce di più è la straordinaria continuità di vita del sito. Uno spazio sacro di epoca tolemaica, secoli dopo, diventa un luogo di vita quotidiana, di lavoro e di riuso.
A Coptos, la storia non è un’immagine fissa, ma un processo in continua trasformazione. E stagione dopo stagione, noi stiamo lentamente ricomponendo questo grande racconto, pezzo dopo pezzo.

Fig.9. Il sito oggi: un paesaggio in cui la storia si è stratificata, millennio dopo millennio.
Alla prossima missione!

Fig.0. Il team ritornato sul sito.
Quest’inverno, la nostra missione archeologica è tornata a Qeft (l’antica Coptos), nell’Alto Egitto — e ciò che abbiamo scoperto racconta una storia affascinante di trasformazioni attraverso i secoli. In questo diario di scavo vi porteremo tra le ultime scoperte e le attività sul campo: se siete curiosi, non vi resta che continuare a leggere!

Fig.1. Vista generale dell’area di scavo: il mammisi al centro delle indagini.
Tra febbraio e marzo 2026, il nostro team internazionale ha lavorato su uno dei monumenti più interessanti del sito: un mammisi, ovvero una “casa della nascita” costruita in epoca tolemaica (circa tra il 332 e il 30 a.C.). Questi edifici, strettamente legati ai complessi templari, celebravano la nascita divina degli dèi. Ma la storia di questo mammisi non si ferma qui.
Un tempio… trasformato in abitazione
Secoli dopo la sua costruzione, durante il periodo bizantino (VI–VII secolo d.C.), il monumento non era più uno spazio sacro. Fu invece rioccupato e trasformato con cura in una vera e propria abitazione.

Fig.2. Muri in mattoni crudi costruiti direttamente sul pavimento in pietra del tempio.
Abbiamo individuato muri in mattoni crudi costruiti direttamente sul pavimento in pietra del tempio, che suddividevano lo spazio in più ambienti. Alcuni erano dotati di pavimenti in tegole, altri probabilmente utilizzati come spazi di lavoro. Il complesso non era più destinato ai rituali religiosi, ma era ormai entrato nella sfera della vita quotidiana.

Fig.3. Organizzazione degli ambienti: spazi domestici con pavimento di mattoni cotti.
Ancora più interessante è che questa trasformazione non è avvenuta una sola volta. Abbiamo individuato due fasi distinte di rioccupazione, a dimostrazione che l’edificio continuò ad evolversi e ad adattarsi nel tempo.
Il passato “riutilizzato”
A un certo punto, parti della struttura originaria furono smantellate: i blocchi del tempio vennero riutilizzati, spostati o accumulati all’interno dell’edificio stesso. Tra questi frammenti abbiamo ritrovato elementi decorati, iscrizioni e blocchi architettonici — come se fossero i pezzi sparsi di un grande puzzle.


Fig.4. Frammenti architettonici decorati rinvenuti nello scavo.
Tra le scoperte più significative segnaliamo un frammento con un’iscrizione geroglifica e la base di una colonna riutilizzata, recante un’iscrizione in demotico - una forma di scrittura e lingua dell’antico Egitto usata principalmente a partire dal VII secolo a.C. fino al V secolo d.C. Questi reperti sono testimonianze preziose di come epoche diverse si sovrappongano nello stesso luogo!
Non possiamo ancora mostrarvi le foto dei frammenti, perché devono essere pubblicate ufficialmente, ma presto potrete ammirarle in uno dei nostri articoli.
Indizi della vita quotidiana
Lo scavo ha restituito anche numerosi oggetti d’uso comune: monete, una piccola chiave in bronzo, una macina, e anche una lucerna in ceramica. Sono tutte testimonianze concrete delle persone che abitavano e animavano questo spazio, tracce della loro vita quotidiana.

Fig.5. Oggetti della vita quotidiana: lucerna decorata in ceramica.
La ceramica racconta un’altra parte della storia. La maggior parte dei reperti risale all’epoca tardo-romana ed è di produzione locale, suggerendo una comunità in gran parte autosufficiente. Allo stesso tempo, la presenza di scarti di fornace indica l’esistenza di attività artigianali, probabilmente legate a officine ceramiche situate nelle vicinanze.

Fig.6. Frammenti ceramici e scarti di fornace.
Ricostruire un paesaggio perduto
Oltre allo scavo, la missione ha dedicato tempo anche alla conservazione e alla valorizzazione del sito. Nel colonnato settentrionale del complesso templare, ad esempio, abbiamo iniziato a rimettere in piedi alcuni pilastri crollati, usando tecniche tradizionali per sollevare e riposizionare i blocchi antichi. È stato emozionante vedere i pezzi del passato ritrovare il loro posto!

Fig.7. Fasi di anastilosi dei pilastri della colonnata.
Questi interventi sono fondamentali non solo per preservare il sito, ma anche per aiutare a restituire la forma originaria del monumento.

Fig.8. Colonnato in corso di ricomposizione.
Un puzzle attraverso i millenni
Ciò che colpisce di più è la straordinaria continuità di vita del sito. Uno spazio sacro di epoca tolemaica, secoli dopo, diventa un luogo di vita quotidiana, di lavoro e di riuso.
A Coptos, la storia non è un’immagine fissa, ma un processo in continua trasformazione. E stagione dopo stagione, noi stiamo lentamente ricomponendo questo grande racconto, pezzo dopo pezzo.

Fig.9. Il sito oggi: un paesaggio in cui la storia si è stratificata, millennio dopo millennio.
Alla prossima missione!
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Dal lunedì al sabato dalle ore 9:00 alle 18:00